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CENNI STORICI

"Fu questo Venerabile Monisterio edificato nell'anno del Signore 1222 al tempo di Onorio terzo sommo pontefice, e propriamente nell'anno settimo del suo pontificato: nell'anno 12 dell'imperio di Federico Secondo detto Barbarossa e nell'anno quarto decimo della Religione de' Minori. Fin dalla sua origene il Signore dimostròssi impegnatissimo a protegerlo; anzi con un stupendo miracolo volle, e dié motivo alla sua fondazione...."

Così vergava sull'origine e fondazione del Convento il regio geometra Sebastiano Guerruccio, compilatore della Platea tra il 1740 ed il 1741. Di questo miracolo ne parla il Wadding, insigne storico dell'Ordine dei Frati Minori, nei suoi Annales Minorum dove riporta la notizia del passaggio di S.Francesco in questa regione e della fondazione del convento. Il santo, di ritorno dalle Puglie, dove volentieri si recava pellegrino presso Monte Sant'Angelo, nel cuore dell'inverno era passato per Montella ma, chiesta invano ospitalità, dové trovare riparo nel bosco denominato Folloni. Quella notte nevicò, ma ecco che il mattino seguente l'albero sotto cui egli si era riparato meravigliosamente si rivelò non essere stato toccato dalla neve. Saputa la cosa il signore del paese, certo Ragone Balbano conte di Conza e di Montella, venne a cercare l'uomo di Dio pregandolo di trattenersi come ospite presso di lui. Francesco preferì proseguire il suo viaggio ma lasciò dei frati perché in quel luogo edificassero un romitorio e col loro operato convertissero i ladri che infestavano il bosco.

Questa testimonianza leggendaria e drammatica è un'indicazione importante che conferma la reale possibilità del passaggio di San Francesco per questi luoghi. La presenza poi nel ciclo grottesco nella Basilica di Assisi di un miracolo riconosciuto canonicamente valido per la proclamazione della santità di Francesco e avvenuto nella vicinissima Montemarano, poco dopo la sua morte, attesta di sicuro la grande devozione che la gente nutriva per lui grazie alla presenza dei frati.

Il primo romitorio, dedicato all'Annunziata, è tuttora visibile sotto il pavimento della sacrestia dopo vari interventi di scavo. Si tratta di una piccola chiesetta di semplice struttura: un vano unico con la copertura sostenuta da colonnine di piperno. Agli inizi, com'era consuetudine ai tempi di San Francesco, i frati costruirono nei pressi della piccola Chiesa delle semplici abitazioni in legno, come quelle della gente povera del luogo, ma negli anni a venire costruirono opere in muratura. Un antico muro inglobato nel chiostro quattrocentesco testimonia ancor oggi i continui lavori di ampliamento e gli interventi atti a rafforzare le strutture squassate dai frequenti terremoti.

Il Convento deve la sua continua espansione e importanza ai benefici dei sovrani delle dinastie che si succedettero sul trono di Napoli e dei feudatari del luogo che concessero ai frati munifici privilegi di cui fanno fede molti documenti d'archivio. Alcune trascrizioni sono tuttora in possesso dell'archivio conventuale come pure molte copie di contratti di benefattori locali che nei loro lasciti beneficiarono molto il Convento. La gratitudine dei frati è testimoniata da documenti consistenti in pergamene incollate su tavole dove sono trascritti i nomi dei benefattori defunti cui venivano offerte messe perpetue come suffragio.

Di questi benefattori ricordiamo, tra i più illustri, Bartolomeo di Capua, celebre giureconsulto e gran Protonotario e Logoteta del Regno sotto Carlo II d'Angiò Filippo I, quartogenito di Carlo II, al quale si deve un importante documento dove nel 1322, a cento anni dalla fondazione, confermava ai frati antichi privilegi consistenti in rendite annue di frumento e di sussidi per le vesti. Sia Filippo II che la regina Giovanna I, la quale in una lettera datata 18 gennaio 1374 definisce i frati suoi "devoti e fedeli oratori", concedono ai frati licenza per fare calcare per la riparazione dei locali del convento, di tagliare legna verde e secca nel bosco Folloni, di pescare liberamente nel fiume Calore che scorre sotto il Convento. Lo stesso fece il marito, Ottone di Brunswick, allorchè divenne signore di queste terre.

Gli Aragonesi, cacciati gli Angioini nella prima metà del '400, confermarono i privilegi concessi ai frati sotto la precedente dinastia. In una lettera del Luglio 1441 Alfonso I confermava gli stessi favori concessi da Giovanna I. Ferdinando I negli anni 1460-65 concedeva ai frati sei tomoli di sale annui da prelevarsi alla regia dogana gratuitamente.

Un grande benefattore del Convento fu Diego Cavaniglia, allevato nella corte di re Ferdinando I e divenuto appena ventenne Conte di Montella. Recatosi nel 1481 a combattere contro i Turchi a Otranto, in uno degli ultimi assalti prima che la città venisse ripresa, venne ferito ad un ginocchio. E di tal ferita morì all'età di 28 anni, nel settembre di quell'anno. Egli volle essere seppellito a San Francesco dove la consorte, Margherita Orsini, fece edificare una cappella e un superbo monumento sepolcrale che, rimosso dopo il 1740 dal suo luogo originario, si può visitare nella sacrestia.

Margherita fece costruire una cappella dedicata alla Vergine Assunta dove pose il monumento del marito e, ancora vivente, fece preparare la sua sepoltura. Attualmente la pietra tombale é davanti alla cappella del Crocifisso e nonostante l'ingiuria del tempo e il calpestìo dei passanti se ne ammira ancora la bellezza. Ornamento principale di questa cappella era anche, sull'altare, un quadro dell'Assunzione, gioiello artistico di sommo pregio, opera del pittore salernitano Andrea Sabatino. Nel sembiante degli apostoli vi furono dipinti i volti degli accademici pontaniani. Nell'apostolo che levava gli occhi al cielo veniva raffigurato il Sannazzaro. È certo infatti che il Conte Troiano I, succeduto al padre Diego, ospitò nel suo palazzo comitale di Montella il poeta, autore dell'Arcadia. Il quadro fu conservato per tre secoli dai francescani e poi, nel tentativo di salvaguardarlo dai francesi, fu dato durante la soppressione napoleonica nel 1808 al Museo Nazionale. Ma qui l'opera non si trova più perché verso il 1850 Ferdinando II ne fece dono alla chiesa di Santa Caterina in Gaeta, secondo quanto afferma uno storico del tempo. Tuttora di questo quadro non si sa nulla.

Sotto il conte Troiano furono fatti molti lavori, particolarmente il campanile che porta alla base la data 1515 e il prònao davanti all'ingresso della grande Chiesa costruita già nel duecento a fianco del primo romitorio.Di questa abbiamo una descrizione completa e dettagliata nella Platea precedentemente citata, grazie alla quale possiamo avere molte informazioni, dato che la costruzione della nuova Chiesa, quella attuale, ne ha quasi completamente cancellato le tracce.

Come tutti gli antichi edifici sacri volgeva l'abside a oriente, dove il sole sorge, simbolo del Cristo che risorge dalla morte. Qui v'erano gli stalli del coro per la preghiera comune dei frati; c'era poi il transetto con l'altare maggiore e la navata centrale. La pianta della Chiesa è piuttosto irregolare e ciò è dovuto al progressivo sorgere delle cappelle private poiché era tale l'affetto e la devozione dei montellesi verso la Chiesa di San Francesco che, testimoniano gli storici, non vi era famiglia nobile ed illustre che non vi avesse fatto erigere un altare o un'arca.
La cappella del Crocefisso, addossata al campanile, e perciò la prima a destra di chi entrava e quella di San Francesco, di ubicazione incerta, rimasero sempre di proprietà del Convento; quella dell'Immacolata era dell'Università di Montella; le rimanenti erano tutte di proprietà privata.
Di queste conosciamo quella di S. Antonio, eretta dopo il 1361 dalla nobile famiglia De Nicola. Un'altra cappella fu quella di S. Bernardino, appartenente a una confraternita omonima, fondata nel 1482 sotto la guida del Padre Guardiano protempore che faceva loro da padre spirituale.
Questa Chiesa con le annesse cappelle fu demolita e venne costruita l'attuale, iniziata il 1746 e consacrata nel 1769 dal Vescovo di Nusco. La facciata guarda a mezzogiorno, mentre l'antica era rivolta a ponente. Così la sacrestia occupa ora il posto del primo romitorio duecentesco; il coro invece è sul luogo dov'era l'altare maggiore; dove sorgeva il corpo della Chiesa vi è oggi un agile chiostro a due piani. L’attuale cappella del Crocifisso ha conservato l’abside duecentesca e si trova in essa anche lo stesso livello del pavimento antico che nella Chiesa settecentesca fu rialzato per creare camere d’aria e sepolture.
La Chiesa nuova, dichiarata insieme al complesso conventuale monumento nazionale, desta meraviglia per la grandiosità dell'insieme, per la finezza dei marmi, il pavimento maiolicato, la leggerezza degli stucchi, i lavori di intarsio del pulpito, dei confessionali e, soprattutto, degli armadi della sacrestia, opera di maestranze locali.

La caduta del re Ferdinando I di Borbone col passaggio del regno a Giuseppe Bonaparte portò alla soppressione del Convento nel 1808, che fu riaperto nel 1817 dopo aver subito un primo saccheggio di mobili, suppellettili e di una grande e antica campana di bronzo divisa in tre pezzi e consegnata al Governo. La seconda soppressione fu peggiore della prima anche per la durata di abbandono del Convento da parte del frati che poterono ritornarvi solo nel 1933. Con la presenza dei frati furono fatti molti e sostanziali restauri a tutto il complesso.
Negli anni 1934-35, durante le manovre militari sui pianori di Verteglia, nel comune di Montella, vi fu ospite per oltre un mese il principe di Piemonte Umberto di Savoia che profuse vistose somme per il restauro del Convento e per dotare la Chiesa di preziosi parati, di artistici candelieri e di una statua marmorea di San Francesco che ne orna la facciata.

Attualmente il Convento oltre a una comunità di frati ospita nei suoi locali numerosi gruppi che vengono attirati dalla bellezza e dall'amenità del luogo per incontri e ritiri spirituali. Molte visite sono organizzate anche dalle scuole di tutta la Provincia per visitare il complesso e il Museo allestito dalla Soprintendenza ai B.A.A.S. nel chiostro del quattrocento e nel refettorio cinquecentesco. Esso ospita opere provenienti dal Convento stesso e dalle Chiese dei Comuni dell'Alta Valle del Calore distrutte dal sisma del 1980.
Nei locali del Convento è in allestimento una biblioteca, ricca di ca. settemila volumi, molti dei quali antichi, e di preziosi documenti manoscritti, particolare oggetto di consultazione di studiosi interessati alla storia del luogo.

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Convento S.Francesco a Folloni 83043 Montella (AV)
Padre Guardiano: Fra Agnello Stoia
Telefono: 0827/61218 Fax: 0827/609157
e-Mail: agnus@francescani.it