
La biblioteca di san Francesco a Folloni
Appunti per una storia. Speranze per un futuro.
“Non est perfecta cognitio sine dilectione” è il motto della biblioteca di san Francesco a Folloni. L’espressione concisa e lapidaria di San Bonaventura da Bagnoregio, frate francescano e dottore della Chiesa, sta a indicare che non si dà una conoscenza perfetta senza la dilezione, termine che nel pensiero bonaventuriano esprime con estrema sintesi la fatica e il processo intimo, appassionato e amoroso dell’intelligenza e della volontà umanatese alla ricerca della verità attraverso i segni luminosi tracciati e scritti nel grande libro che è l’universo creato.
Presento alcuni appunti per una storia della Biblioteca del convento, consapevole di esporre solo grappoli di notizie attinte da vari documenti assemblati alla men peggio. Appunti di “lavori in corso” ancora lontani dal presentarsi nella completezza che merita l’argomento e che tuttavia desidero condividere col paziente lettore. Penso, ad esempio, quanto possano aggiungere a questi appunti caratteristiche più intrinseche al patrimonio librario: la ricostruzione dei fondi bibliografici, ricomporre le liste degli ex libris, oltre alla fortuna – amante degli sprovveduti – di riuscire a trovare dopo caparbia ricerca qualche importante documento che recuperi alla luce pezzi di storia sepolta sotto chissà quale polvere non ancora esplorata. Aggiungo, quasi come il sasso che si tira nel gioco della “campana”, alcuni accenni a un progetto di allestimento che valorizzi un patrimonio ancora poco conosciuto.
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Documentati relativi all'esistenza di una biblioteca presso il convento di San Francesco a Folloni non si conoscono per i primi secoli dalla sua fondazione. Le dispersioni archivistiche seguite alle due soppressioni subite dal Convento nel decennio francese e, soprattutto, dopo l’unità d’Italia, hanno provocato un grosso vuoto sulle attività culturali di san Francesco a Folloni nei secoli XV – XVII di cui giungono a noi solo echi.
La promulgazione nell’Ordine minoritico di Costituzioni e Statuti, già a partire da San Bonaventura, ministro generale dal 1257, hanno dato molta importanza ai centri di studio e alla regolamentazione di essi, sia nei principali luoghi deputati come la Sorbona o Oxford come nei conventi delle diverse Province religiose. Ma nello specifico del nostro Convento di Folloni non sappiamo se e come queste norme siano state applicate.
Un termius a quo da cui partire per documentare la presenza di una biblioteca presso il nostro Convento può essere la notizia secondo cui il vescovo di Nusco Giovanni Pascale, frate di s. Francesco a Folloni oriundo di Montella, nel 1491 lasciò la Diocesi tornando al convento e dedicandosi all’insegnamento della Teologia: la presenza di una scuola teologica fa supporre la presenza di manoscritti e libri. Relativamente ai primi del ‘500 il Convento fu direttamente coinvolto nella presenza a Montella degli accademici pontaniani, come riportato dalla testimonianza diretta di Jacopo Sannazzaro e riferito da Scandone.
Un grande impulso agli studi filosofici e teologici nell’Ordine fu la "Reformatio Studiorum” emanata a Colonia nel 1619 dal Ministro Generale P. Giacomo Montanari e le "Costituzioni Urbane", promulgate nel 1628 sotto il pontificato di Urbano VIII da cui prendono il nome. In particolare le Costituzioni distinguevano i luoghi di studio in Seminari, Ginnasi e Collegi. I seminari si dividevano a loro volta in Noviziati e Professati, mentre i ginnasi si suddistinguevano in ginnasi di III, II, e I classe. Qualche anno dopo la promulgazione delle Costituzioni Urbane il Convento di San Francesco a Montella ospitò il ginnasio di III classe, dove per un triennio, sotto la direzione di un Reggente, si studiava tutta la Logica d'Aristotele e gli Universali di Scoto.Questa notizia fa presumere che nel convento vi fosse una consistente circolazione di libri e testi, indispensabile per agevolare lo studio ai numerosi studenti. E’ da ritenere che vi fosse adibito un luogo per lo studio e, di conseguenza, anche un posto per conservare i volumi, vale a dire una biblioteca. Dal materiale archivistico attualmente conservato presso il Convento non si hanno però tracce di questa attività né di elenchi di libri o di studenti, come pure non si hanno voci di esito per acquisti di libri o di spese relative alla costruzione o all’allestimento di un luogo atto a conservarli.
Fonti agiografiche ci aiutano a sopperire in qualche modo a questi vuoti dando notizia di alcuni esimi studenti e Reggenti che presso il nostro Convento hanno espletato alcuni corsi di studio. Elevato agli onori degli altari nel 1985, San Francesco Antonio Fasani, nato nel 1681 presso Foggia, fu in San Francesco a Folloni per lo studio dell'ultimo anno di “umanità” (1698-1699). Vi è una bella pagina, scritta dal P. Lorenzo Berardini, nel 1951, in occasione della beatificazione del Fasani: “Studiò nel convento di S. Francesco a Folloni, fondato secondo la tradizione dallo stesso Serafico Patriarca che vi si recò nel 1222. Ilconventofrancescano di Montella è stato per oltre sei secoli uno dei più importanti di tutto il Napoletano: caro a gli umili, che usufruirono dei suoi beni e ai grandi, che gareggiarono nelfavorirlo, come fecero i monarchi Angioini e Aragonesi di Napoli e ai nostri giorni, i Savoia, oltre le illustri casate del luogo e dei paesi vicini”. Il convento ospitò, per ben due volte, il Venerabile Padre Maestro Giuseppe Cesa d'Avellino. La prima nel 1705-1706. Compiuto il noviziato in San Lorenzo Maggiore di Napoli, i superiori lo destinarono allo studentato di Montella. "Il convento di S. Francesco a Folloni di Montella accolse tra le sue mura, subito dopo la professione religiosa, il nostro Fra Giuseppe che vi fu assegnato per continuare gli studi". La seconda volta il Cesa fu a San Francesco a Folloni come maestro titolare di cattedra (o "reggente"), dopo aver conseguito la laurea nel 1713.
Un'altra testimonianza sul convento di San Francesco a Folloni come centro di studio e di cultura ci è data dal Giustiniani alla fine del Settecento: "Sulle sponde del fiume Calore, dove termina il bosco, denominatoFalconi (sic) vi è l'ampio convento dei Francescani Conventuali, che si vuole fondato da San Francesco d’Assisi; e nello stesso vi è lo studentato, per l’istruzione di essi frati ed anche de' giovani montellesi". Presso il Convento studiavano infatti anche giovani non avviati alla consacrazione religiosa, come ad esempio il Servo di Dio Notar Ronca di Lioni.
Tenendo conto degli esempi citati, è difficile pensare che non vi sia stato una fornita e ricca biblioteca, dove le menti e gli spiriti si potevano facilmente formare e sviluppare. L’unica testimonianza che abbiamo nei documenti dell’archivio del convento è della prima metà del Settecento, nella Platearedatta tra il 1740-1741 dal regio tavolario Sebastiano Guerruccio su incarico del Padre Maestro Benedetto Carfagno, patrizio montellese. La Platea del Convento si attiene alle direttive date da Benedetto XIII, "un pontefice che a giusto titolo sarebbe stato salutato Papa Archivista". Il Guerruccio, dopo brevi notizie sulla fondazione del convento, descrive la sua posizione topografica e gli ambienti conventuali. Parlando del miracolo del “Sacco di san Francesco”, afferma che sono stati scritti due libri: "dati in stampa dalla Stamperia Arcivescovile di Benevento l'anno 1710 e dedicati alla Santità di Clemente Papa XI all'ora regnante, onde chi più desidera in detta materia, legga li suddetti libri, quali si conservano nella libraria di esso Venerabile Monastero".
Durante il decennio francese (1806 – 1816) la legge del 7 agosto 1809 contemplava che le Intendenze (Uffici provinciali dell’equivalente ed odierno Ministero degli Interni) stilassero un dettagliato rapporto dei beni immobili e mobili dei monasteri soppressi, compresi gli elenchi dei documenti d’archivio e delle pubblicazioni a stampa di maggior pregio. La ricerca di questi documenti è in corso e il loro rinvenimento potrebbe riservare interessanti notizie sulla consistenza del patrimonio bibliografico conservato presso il Convento. Inoltre, da notizie che devono essere ancora vagliate e documentate, pare che molti volumi della biblioteca di s. Francesco siano confluiti presso la biblioteca della famiglia di Scipione Capone, confluita a sua volta nella Biblioteca Provinciale di Avellino che da lui prende nome.
Un importante memoriale redatto da P. M. Giuseppe Palatucci il 13 agosto del 1935, ci descrive e riassume le peripezie della biblioteca, dal 1808 fino alla definitiva riapertura del Convento nel 1933. Per la sua importanza ne riporto l’intera trascrizione:
In Nomine SS. Trinitatis. Pro Memoria.
(Scritto da me P.M. Giuseppe M. Palatucci, oggi 13 Agosto 1935, trovandomi qui come Delegato Provinciale in occasione della dimora che S.A.R. il Principe Umberto di Savoia fece in questo convento dal 19 luglio al 2 Agosto.)
L' antica biblioteca del convento di S.Francesco dei Frati Minori Conventuali, fornita di libri numerosi e importanti, fu dispersa in parte dopo la soppressione Napoleonica del 1808, e soprattutto dopo la soppressione del 1866, come fu dissipato l'archivio ricco di numerose pergamene angioine, aragonesi, borboniche e di bolle papali e di altri scritti, che mentre
dicevano la grande importanza che questo convento ebbe per più di sei secoli non solo nell'Irpinia ma anche in tutto il nostro Mezzogiorno, erano anche come la ricchezza principale del convento, che fu illustre per la luce di scienza che esso spargeva in tutta questa regione, aprendo le sue scuole - dal sillabario alla teologia- non solo agli alunni dell'Ordine ma anche agli estranei dei vari paesi circonvicini A rifornire di libri il convento ci pensò -fin dal primo momento che il convento fu riaperto nel 1933- il R.mo P.M ANTONIO.M.PALATUCCI di Montella, Maestro dell'almo Collegio Teologico di Napoli, egli che da parte dell'Ordine fu l'anima della risurrezione del convento, e in varie volte rifornì il convento di paramenti e arredi sacri. Il 3 Agosto 1935, egli mandò quasi tutti i suoi libri da Portici - ove allora era di famiglia - a questo convento, aggiungendovi alcuni libri del fratello P.M. Giuseppe M.Palatucci, direttore di "Luce Serafica" e alcuni libri del P. Ludovico Jovino di S.M. Tutti questi libri si elencano qui insieme con alcuni libri vecchi che appartennero già all'antica biblioteca del convento e che furono ricuperati dal convento di S.Maria del Monte, ove erano stati trasportati,quando, alla fine del secolo scorso i Frati nostri con a capo il P. M. Luigi Gasparrini, essendo tornati in questo nostro convento di S. Francesco, dopo poco tempo, con molto inopportuno anzi infelicissimo pensiero, da questo convento si trasferirono a quello suddetto di S. Maria del Monte dei Frati Minori Riformati, lasciando nell'abbandono questo convento che allora era ancora in buone condizioni, e trasportando lassù i libri, questi andarono smarriti e dispersi, dopo che i frati nostri lasciarono anche quel convento. Che la ricostruzione della Biblioteca di questo convento segni il principio del rifiorimento del convento stesso, mediante la scienza e la santità!
Peccato che a questo memoriale non segua poi l’elenco dei libri, essendo il registro rimasto albo nelle pagine seguenti.
Nel 1936 quando per la seconda volta il Principe dimorò ancora nel convento, il Comm. Pericle Roseo suo fiduciario, ricevette l'incarico di arredare l'appartamento reale. Scorrendo la minuziosa lista dell'arredamento d'ogni stanza (anticamera, soggiorno, corridoio...), si nota che nello studio il Principe si circondò di molti libri, tuttora conservati nella biblioteca. A Umberto II piaceva tanto l'ambiente semplice e raccolto dei Frati Minori Conventuali. Questa frequenza di rapporti generò una sincera amicizia che giovò molto al convento negli anni della faticosa ristrutturazione.
Alla direzione di P. Silvio Stolfi di felice memoria si deve l’acquisto negli anni ‘70 di molte opere enciclopediche con fondi pubblici reperiti con la sua nota solerzia e, dopo l'evento catastrofico del terremoto del 1980 che scosse Montella ed anche il convento, la gelosa custodia del patrimonio bibliografico e archivistico in una stanza del Convento che era adibita a biblioteca (dove oggi si trova allestito il mobilio del Principe Umberto di Savoia). Ma, nonostante ciò, l'intervallo di tempo intercorso dal terremoto alla ricostruzione, ha permesso un'ulteriore spoliazione del fondo antico. Numerosi sono stati i libri antichi trafugati, come si evince dal confronto dei recenti elenchi del patrimonio bibliografico antico con l’inventario fotografico dei libri rari e di pregio realizzato negli anni ’60 da P. Antonio Maglione e dai novizi del Convento di Folloni.
La biblioteca “San Francesco” è stata ultimamente sistemata nell’antico dormitorio cinquecentesco, ambiente più idoneo a contenere i ca. 20.000 volumi che costituiscono il suo patrimonio bibliografico, di cui un migliaio di testi dal 1500 al 1700 e ca. 4000 del 1800. Il lavoro di trasferimento è stato realizzato da molti giovani volontari, ospiti occasionali del convento, soprattutto da ragazzi di Montella che, sotto la direzione della Dott. Anna Maria Testa, hanno realizzato per alcuni anni la schedatura e la redazione dei registri del catalogo dei libri rari e di pregio e del catalogo inventario e topografico. La Biblioteca, aperta al pubblico, è associata dal 2001 al sistema di servizi interbibliotecari “Irpinia” e, con la cooperativa MEDIATEC di Avellino, ha messo in rete il catalogo di tutte le schede relative al patrimonio bibliografico antico, consultabile on-line sul sito del Convento www.francescani.it
Il potenziale di questo bene collettivo è davvero grande e i risultati ottenuti finora sono esigui rispetto a quello che si potrebbe produrre culturalmente con il patrimonio che si possiede. Sei tesi di laurea, quattro pubblicazioni, il catalogo a stampa delle cinquecentine e seicentine curato dalla Prof. Zappella che sarà presto pubblicato, costituiscono la produzione di questi ultimi anni, ma la valorizzazione della Biblioteca può aspirare molto di più, soprattutto accostando quante più persone possibile alla lettura e allo studio.
Per meglio conservare i testi e per facilitarne la consultazione è stato realizzato un
progetto che si spera presto di veder finanziato con fondi europei. Il progetto prevede l’arredo del salone con idonee scaffalature e impianti, oltre alla realizzazione di una sala lettura che, nel contempo, è essa stessa una biblioteca multimediale.
Fra Agnello Stoia
NOTE:
“Molto probabilmente preferì alla difficile amministrazione della diocesi la sua antica cattedra di Teologia in Santo Francesco” in SCANDONE F., Il Monastero di Santo Francesco a Folloni in Montella (AV), Montella 1994, p. 52. Scandone non supporta alcuna prova documentariaa questa affermazione, pare gli sembri ovvia l’esistenza di una scuola di teologia presso il convento.
Ivi, p. 59. Presso l’Archivio dei Padri Serviti di S. Pietro a Maiella in Napoli è conservato il manoscritto autobiografico del Sannazzaro dove vi sono annotati i giorni trascorsi a Montella dopo la morte della madre.
Constitutiones Urbanae Fratrum Minorum Conventualium S. Francisci, Romae 1628: in 12 cc. e 168 titoli, compilate nei Capitoli di Roma 1617, 1623, 1625, sotto i Generali Montanari, Misserotti e Franceschini, e da questi promulgate nel Capitolo di Roma 1628, approvate da Urbano VIII il 15 maggio dello stesso anno.
BERARDINI L., Il beato Francesco Antonio Fasani dei frati minori conventuali, Roma 1951. Cfr. anche la scheda di PALATUCCI F. Appendice in SCANDONE, o.c., ristampa anastatica Montella 1994, pp. 150-152.
Cfr. la monografia del Ven. Giuseppe Cesa di Avellinodel P. Gustavo Parisciani o.f.m.conv.
GIUSTINIANI, Dizionario Storico, VI p. 93.
Anticamente, compito dei tavolari era il descrivere e misurare fondi urbani o rustici, apprezzare beni feudali, prelevare la pianta di strade, palazzi, case e farne relazione. Il primo dei tavolari si chiamava il Primario che rivedeva, esaminava e convalidava le relazioni. on dispaccio del 23 agosto 1757, Carlo di Borbone stabilì che l'ufficio di tavolario si assegnasse solo per concorso. F. STRAZZULLO, Edilizia e urbanistica a Napoli dal '500 al '700, ed. Arte Tipografica, Napoli 1995, seconda edizione, p. 35 ss.
La Chiesa e gli Archivi. Prolusione di S. Em. il card. Angelo Giuseppe Roncalli al primo Convegno degli Archivisti Ecclesiastici nel 1958, in “ArchiviaEcclesiae”, bollettino dell'Associazione Archivistica Ecclesiastica, I (1958), Città del Vaticano, pp. 44-62.
Platea Venerabilis Conventus Sancti Francisci…, Montella 1740-1741, fol. 10 r. Il manoscritto si trova presso l’Archivio di Stato di Avellino ed è conservato in copia presso l’Archivio del Convento.
Il Pro Memoria compilato dal P. Giuseppe M. Palatucci, è conservato nell'Archivio Storico del Convento.
Elenco pubblicato da F. STRAZZULLO, Il complesso monumentale di S. Francesco a Folloni in Montella,Montella 2000, p.112: “Libri tutti rilegati: De Rinaldis, Santa Chiara; Libani, Il Santo della gioia e della Poesia; Frate Leone, Lo specchio di perfezione; Beata Angela da Foligno, Visioni di S.Francesco; Salimbene, La Cronaca; Cesari, I fioretti di S.Francesco; Cartoni, Maria Cristina di Savoia; Barbieri, S.Domenico di Guzman; Attan, Frate Elia”.
Ringrazio gli Enti preposti all’amministrazione del Territorio per la sensibilità e il sostegno offerto alla candidatura del progetto.