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"Graffiti francescani"
Hanno lavorato un'intera settimana per realizzare il terzo appuntamento con la festa dell'amore. Sasà ha il volto di Alfonso Carbone, il brigante da cui discende. Adriano è laconico, ma lo sguardo è eloquente. Stefano è un folletto biondo, con il mito della break dance e di Moonman. Le bombolette sono uno dei quattro modi con cui esprime la sua appartenenza alla Hip Hop. Matteo è dolce come pochi giovani sanno essere. Fabio e Walter completano una squadra di ragazzi che usano la musica e i colori e che vivono il convento di San Francesco a Folloni come un'officina. Le stanze e le soffitte, il chiostro e i corridoi del complesso monumentale sono la loro piazza e il loro “garage”. La creatività e l'irrequietezza ce l'hanno nel sangue.
Ad ottobre hanno realizzato le scenografie per la festa di San Francesco che è riuscita, grazie anche a loro, a trasformarsi in un'occasione in cui tradizione e nuovo si sono coniugati in un equilibrio intrigante. A febbraio, per San Valentino, hanno saputo parlare la lingua dei loro vent'anni. I colori li hanno chiesti in prestito alle bombolette spray, quelle famigerate, che sporcano i monumenti, ma che tante volte colorano il grigio della periferia e dei sogni che non riescono a decollare. Perfino Giovanni Spiniello, il maestro delle favole e della leggerezza, ha aggiunto, di suo, angeli fluttuanti ai quattro pannelli che i ragazzi avevano preparato per i loro compagni, gli studenti delle scuole superiori di Montella e di Bagnoli. La chiesa barocca del convento, tra il bianco degli stucchi e dei marmi, ha accolto un pannello di cinque metri per tre firmato da Stefano. Un'esplosione di colori caldi intitolata “Lovin'time”. Moonman di Don De Lillo non avrebbe fatto di meglio con i treni delle metropolitane di New York. Sasà invece usa soprattutto la sanguigna, un tipo di matita dal tratto intenso, e forse non è un caso. Dice che l'arte è emozione e cerca la sua strada interrogandosi sui fogli da disegno, che sono un diario, il resoconto di un cammino appena cominciato, ma già in qualche modo definito. Adriano ha impiegato per i suoi “graffiti” il rosso e l'arancione. Colori forti, come forte è la necessità di stare con gli amici, di far mattina, perché tre ore dopo tutto sia a posto per l'appuntamento con il giorno dell'amore. Ammette che è difficile spiegare, ma insieme a Matteo, a Sasà, a Stefano, Fabio e a Walter, le cose e le parole, i discorsi e le domande diventano altro. Si trasformano spesso in “fatti”, in opere realizzate e da realizzare. Fu proprio in occasione di San Valentino, tre anni fa, quando eseguirono il primo lavoro, che nacque l'intesa e la voglia di essere squadra, amici nel senso più vero del termine. Succede quando insieme si cresce, si lavora, ci si interroga e si cercano risposte che altri, spesso, non riescono a trovare anche per mancanza di spazi veri di aggregazione.
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