Museo dell’Opera (Soprintendenza ai BAPPSAE di Salerno e Avellin

adv - 10/12/2008

Il complesso di San Francesco a Folloni dei Frati Minori Conventuali, posto al centro dell’Alta Valle del Calore, svolge un ruolo di naturale raccordo tra i centri abitati posti sulle pendici delle colline circostanti (Bagnoli Irpino, Cassano Irpino, Castelfranci, Montella, Montemarano, Nusco) e, pertanto, riveste una posizione strategica nell’ambito di un progetto di recupero globale e valorizzazione dell’intera valle; si pone, altresì, come “porta” verso l’Irpinia di Oriente e quindi verso monumenti ed itinerari che hanno beneficiato di cospicui finanziamenti nell’ambito del POR Campania 2000/2006, con particolare riferimento all’itinerario culturale regionale “La Valle dell’Ofanto”, all’interno del quale risulta organicamente inserito; assurto nel 2003 anche a santuario, costituisce una delle principali mete del turismo culturale e devozionale irpino, grazie alla sua secolare vocazione di rifugio spirituale (la tradizione fa risalire la fondazione direttamente a San Francesco) e alla imponenza della fabbrica e del suo patrimonio storico artistico (legati ai benefici dei sovrani che si succedettero sul trono di Napoli e alla generosità dei feudatari)

Dall’immediato post-terremoto del 1980, l’area della fabbrica che gravita intorno al refettorio è uno spazio museale, in origine anche dotato di laboratori di restauro, gestito dalla ex Soprintendenza per i B.A.P.P.S.A.E. di Salerno e Avellino, mentre parte della zona conventuale ospita un “Museo dell’Opera” gestito dalla comunità francescana; tutta la superficie musealizzata è attualmente oggetto di una ridefinizione adeguata alle mutate esigenze ed un allineamento a standard più attuali: l’assenza di una visione museale coerente e avanzata era, infatti, resa evidente dalla parcellizzazione con cui il patrimonio veniva offerto all’attenzione dei visitatori: gli spazi gestiti dalla Soprintendenza accoglievano quanto restava delle opere ricoverate nell’immediato post-terremoto del 1980, quando il convento si pose come importante centro operativo per la raccolta ed il restauro delle opere artistiche del cratere, dando forma ad una 'pragmatica' concezione di museo, che ha fatto a lungo scuola, inteso come luogo di studio, valorizzazione e salvaguardia di espressioni artistiche direttamente connesse al loro ambiente.  Di diversa origine è il “Museo dell’Opera” posizionato nel cuore del monastero che trae  la sua origine dal  ritrovamento delle spoglie di Diego Cavaniglia. Delle due realtà, di fatto, è il Museo dell’Opera a vantare quello che per un museo è il requisito di base: una collezione, ed è questo aspetto che le operazioni in corso intendono puntualizzare, attraverso una serie di azioni interconnesse e correlate.